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Lingua romancia
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Il mwiaromancio (mwiqrumantsch, mwigromontsch, mwiwrumauntsch) è una mwjalingua romanza parlata in mwjqSvizzera. Appartiene al sottogruppo delle mwjglingue retoromanze e come tale ha grandi affinità con il mwjwladino e con il mwkafriulano, entrambi parlati in mwkqItalia.

Contents

Note

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Estensione del romancio

Il romancio viene parlato oggi solo in alcuni mwlgterritori isolati del mwlwcantone svizzero dei mwmaGrigioni. Secondo il mwmqcensimento federale, nel mwmg1990 vi erano ancora mwmw66 356 persone che parlavano regolarmente il romancio, di cui mwna39 632 come mwnqlingua madre. Nel mwng2000 soltanto mwnw35 095 persone hanno affermato di parlare il romancio come lingua principale.

Il romancio nella sua globalità fu riconosciuto, con la votazione popolare del mwoq20 febbraio mwog1938, come la quarta lingua nazionale della mwowSvizzera, inizialmente tuttavia senza il carattere di una lingua ufficiale; in seguito ad un'altra votazione, il mwpa10 marzo mwpq1996 l'idioma romancio divenne ufficiale "nei rapporti con le persone di lingua romancia" all'interno del Paese.

Con la nuova mwpwCostituzione federale del mwqa1999 la lingua ha ora ottenuto il rango di lingua amministrativa (ognuno dei cinque mwqqdialetti principali ha la stessa dignità degli altri). Per questo motivo il romancio è lingua veicolare nelle scuole dei mwqgcomuni di lingua romancia. Vi sono anche dei programmi televisivi (offerti soprattutto dalla mwqwRTR) e giornali (come mwraLa Quotidiana) in questa lingua.

Storia del romancio

In origine il territorio oggi occupato da popolazioni di lingua romancia era forse insediamento dei mwrwCelti e, probabilmente solo nella parte orientale dell'attuale mwsacanton Grigioni, dei mwsqReti. Per quanto riguarda la classificazione della mwsglingua retica, non ci sono dati certi; si suppone tuttavia che la lingua retica non fosse mwswindo-europea, ma ricostruzioni affidabili non sono possibili a causa dei reperti soltanto parziali dei Reti; è possibile che esistesse una parentela abbastanza stretta tra il reto e l'mwtaetrusco, ma anche questa ipotesi rimane incerta.

I popoli celti e reti furono sottomessi nel mwtg15 a.C. durante la mwtwcampagna delle Alpi dai mwuaRomani, che portarono nel territorio il mwuqlatino (principalmente nella mwugforma semplificata parlata dal popolo e dai militari).

Non si sa quanto velocemente sia stata latinizzata questa regione; il processo, in ogni caso, deve essere durato (come anche in altre zone) diversi secoli. Alla fine dell'mwvaantichità, secondo studi linguistici tuttavia non ancora conclusi, le parlate preromane originarie verosimilmente si erano estinte, lasciando solo pochi mwvwprestiti nel mwwalatino provinciale. Questi prestiti si riferiscono soprattutto ad elementi della flora e della fauna alpine, così come a caratteristiche peculiari del territorio; per esempio, dal retico provengono mwwq(a)gnieu 'nido d'aquila o di uccelli rapaci', mwwgcrap 'pietra, sasso', mwwwgrusaida 'mwxarosa delle Alpi', mwxqizun 'mwxgmirtillo nero', mwxwschember 'mwyapino cembro', mwyqtschess 'avvoltoio', mwygurblauna 'mwywpernice bianca'. Alcuni mwzaceltismi includono, per esempio, mwzqcarmun 'donnola', l'engadinese mwzgdischöl, mwzwdöschel 'mwaafolletto maligno', mwaqdratg 'vaglio per il grano', l'alto engadinese mwaggiop 'mwawginepraio', mwbagiutta 'grani d’orzo, orzo pestato', mwbqglitta 'melma', mwbggrava 'smottamento, petrisco accumulato dalla frana', mwbwmarv 'rigido, insensibile al freddo', mwcamat 'ragazzo' ~ mwcqmatta 'ragazza' (cfr. l'mwcgalessandrino mwcwmata per 'ragazza'), mwdamellen 'giallo', mwdqtegia 'mwdgmalga, baita d'alpe, cascina di mwdwmaggengo', mweatrutg 'sentiero, passaggio a piedi sui monti', mweqtschigrun 'Zieger (formaggio fresco)', mwegumblaz 'chiovolo: corda o anello che unisce il giogo al timone (carro, aratro)'.

Nell’Alto Medioevo l’area abitata dalle popolazioni latine protoromance doveva essere molto maggiore, estendendosi su quasi tutta l’attuale Svizzera tedesca e fino alla Baviera meridionale verso nord, mentre a est doveva estendersi almeno sino all’attuale Austria centrale. A partire dall'mwfaVIII/mwfqIX secolo la regione entrò nell'area di influenza mwfggermanica, e nel corso del tempo il mwfwtedesco divenne progressivamente lingua ufficiale, mentre le parlate evolutesi dal latino volgare (il romancio, appunto) venivano considerate come una disprezzata «lingua di contadini».

La più antica attestazione scritta del romancio è la mwgqprova di penna di Würzburg. I primi testi in romancio che siano giunti fino a noi sono traduzioni di prediche tenute in latino: solo all'epoca della mwggriforma protestante cominciarono a stabilizzarsi degli standard scritti nei diversi idiomi romanci, e si pubblicarono interi testi scritti in questa lingua (per lo più innari, mwhabibbie, mwhqcatechismi).

La ragione principale per cui per secoli non si sviluppò uno standard unitario per tutti gli idiomi, e per cui il romancio continuò a perdere terreno a vantaggio della lingua tedesca, fu la mancanza di un centro politico e culturale romancio. La città di mwhwCoira, l'unica che avrebbe potuto assurgere ad una simile funzione in quanto sede vescovile, finì sotto l'influsso germanico già in epoca antica, e a partire dal mwiaXV secolo era già una città di sola lingua tedesca. Solo in tempi recenti, cioè dall'inizio del mwiqXX secolo, si è potuto costituire in città un centro culturale per la lingua romancia, in seguito all'emigrazione dei parlanti dalle vallate dei dintorni; da questo centro, oggi, partono impulsi importanti verso le terre originarie dei suoi parlanti. Quest'evoluzione si sviluppa con la crescente formazione di una coscienza linguistica romancia, che mancava ancora in larga parte prima del mwigXIX secolo.

Proprio a metà del XIX secolo si affermò anche il termine "mwjareto-romancio" in riferimento a questa lingua; esso richiama il nome della provincia romana della mwjqRezia, che tuttavia comprendeva un territorio assai più esteso di quello abitato dai Reti, che, secondo le ricerche più recenti, vivevano soltanto nell'estrema parte orientale dei Grigioni, cioè nell'Engadina inferiore e in Val Monastero (mwkaVal Müstair). La parentela del romancio con il retico potrebbe, quindi, essere soltanto un mito. Tuttavia continua ad essere sorprendente, per la mwkqlinguistica attuale, il fatto che elementi della lingua e della cultura degli abitanti delle Alpi sottomessi all'mwkgimpero romano - chiunque essi siano stati - si siano mantenuti a tutt'oggi. Quindici secoli di germanizzazione, di fatto, non sono riusciti a portare all'estinzione totale la lingua romancia, così come, anteriormente, sei secoli di latinizzazione non erano riusciti a cancellare del tutto la lingua e la cultura della popolazione pre-romana, probabilmente celtica, che vi viveva: un'eco della lingua pre-romana e della sua cultura rivive ancora oggi nel romancio, sebbene in pochi termini.

Che in passato la lingua romancia fosse parlata in un territorio notevolmente più ampio, lo si nota dalla toponimia, così come anche dai molti prestiti nelle regioni oggi di lingua tedesca nei cantoni di mwmaSvitto, mwmqGlarona e mwmgSan Gallo. I toponimi dimostrano che ancora nell'mwmwalto Medioevo e in parte anche in tempi più recenti, il confine linguistico si trovava più ad ovest, presso il mwnadistretto di Gaster, il mwnqLago di Walenstadt (il cui nome deriva dal tedesco mwngwelsch, termine che indicava proprio chi parla una mwnwlingua romanza) e nella valle del Reno al «Salto del Cervo» (Hirschensprung). In mwoqAustria, buona parte del mwogVorarlberg e della parte occidentale del mwowTirolo erano di lingua romancia; fino al mwpaXVIII secolo era romancia anche parte dell'alta mwpqVal Venosta, come pure il villaggio di mwpgTubre in mwpwVal Monastero (mwqaSud Tirolo). Inoltre, ancora oggi vengono parlati dei dialetti con caratteristiche romance in mwqqVal di Sole, nelle valli di mwqgPejo e mwqwRabbi, nonché a mwraLivigno.

Solo in epoca tarda (dopo l'mwrgXI secolo) furono germanizzate quelle regioni i cui toponimi non sono accentati sulla prima sillaba, per esempio mwrwBad Ragaz, mwsaSargans, mwsqVaduz (che deriva dal latino mwsgaquaeductus ‘acquedotto’), il mwswMontafon, mwtaTschagguns e mwtqGaltür.

Parentela con il ladino dolomitico e con il friulano

Da un punto di vista linguistico sussiste una stretta parentela tra il romancio e il mwugladino dolomitico, come anche con la mwuwlingua friulana, non solo nell'ovvia comune derivazione dal latino, ma in altre caratteristiche peculiari di grammatica e fonetica che hanno accomunato lo sviluppo di queste tre lingue. Per questo motivo le tre lingue sono state riunite in senso lato nel gruppo linguistico «mwvareto-romanzo», confortato in senso storico-geografico dall'antica continuità geografica dei tre gruppi linguistici (che si è persa del tutto solo nel tardo medioevo, con la germanizzazione e il regresso dei parlanti del ladino dolomitico).

Questo sottogruppo all'interno delle lingue romanze, che sta in stretta connessione con la mwvgQuestione ladina, è stato tuttavia contestato, soprattutto per ciò che concerne l'affermazione secondo cui l'evoluzione simile dei tre gruppi linguistici sarebbe imputabile ad un comune substrato linguistico retico, antecedente alla latinizzazione dell'area. La ricerca linguistica non è finora riuscita a confermare che tale comune substrato retico sia esistito veramente, viste anche le scarse conoscenze della antica lingua retica e visto anche che le popolazioni preromane dell'intera area furono solo in parte retiche, essendo presenti e forse prevalenti gruppi celtici stabili, soprattutto nelle regioni grigionese (ad ovest) e mwvwcarnica (ad est).

Le cinque varianti e il romancio grigionese

Per via della posizione remota di molte località e vallate del cantone dei Grigioni, si sono sviluppati diversi mwywdialetti romanci, che possono essere suddivisi in cinque gruppi (l'elenco segue la diffusione da est ad ovest):

• mwzgsursilvano (mwzwsursilvan), parlato nella valle del mw0aReno Anteriore fino a mw0qDomat/Ems e mw0gRhäzüns/Razén vicino a mw0wCoira, come anche nella laterale mw1aVal Lumnezia
• mw1gsottosilvano (mw1wsutsilvan), parlato nei territori del mw2aReno Posteriore, nei comuni montani di mw2qDomleschg e di Schams (Schons), alcune isole linguistiche si trovano anche a Heinzenberg e in mw3aVal Ferrera.
• surmirano (mw3wsurmiran), parlato nella valle dell'mw4aAlbula tra mw4qAlvaschein e mw4gAlvaneu (per esempio mw4wTiefencastel, mw5aLenzerheide) e nella mw5qVal Sursette.
• alto engadinese (mw6aladin mw6qputér) parlato nell'mw6gAlta Engadina e a mw6wBergün, che non appartiene geograficamente all'Engadina.
• basso engadinese (mw7gladin mw7wvallader), parlato nella mw8aBassa Engadina e nella mw8qVal Monastero.

L'alto engadinese e il basso engadinese vengono riuniti dai parlanti romancio sotto il nome di mw8wrumantsch ladin: («Chara lingua da la mamma, tü sonor rumantsch ladin...» è l'incipit di una nota poesia dell'engadinese Gudench Barblan).

Ognuno di questi cinque idiomi ha sviluppato una lingua scritta, che comunque rappresenta già un compromesso tra i diversi dialetti locali.

L'ultimo tentativo di creare uno standard scritto per tutti gli idiomi romanci è stato fatto dalla mw9wLia Rumantscha, che per statuto lavora per mantenere e promuovere le lingue romance. Il risultato è stato il mw-aromancio grigionese.

Dal 1982 il romancio grigionese è la lingua amministrativa ufficiale di comunicazione tra la popolazione di lingua romancia.

Tuttavia il romancio grigionese non è stato accolto con entusiasmo. Molti grigionesi, non solo romanci, trovano l'uso nella comunicazione orale impraticabile e temono oltretutto che la lingua artificiale porti alla morte definitiva delle varianti locali. Altri sono ottimisti e rimandano all'esempio della lingua scritta tedesca, che non è sostanzialmente riuscita ad influenzare i dialetti della svizzera tedesca.

Nell'agosto del 2003 il parlamento cantonale dei Grigioni ha stabilito che il materiale di formazione in lingua romancia nella scuola elementare, che fino ad allora era stato pubblicato soltanto nei cinque idiomi tradizionali, dovesse essere pubblicato gradualmente soltanto in romancio grigionese. Nel 2011, tuttavia, questa decisione è stata revocata.

Fonologia e ortografia

Caratteristici del romancio sono due mw-gconsonanti affricate assenti sia nelle lingue romanze sia in quelle germaniche (ma presenti, ad esempio, in mw-wungherese e nelle mwaqalingue slave):

• /d͡ʑ/, mwaqqaffricata alveolo-palatale sonora (a volte pronunciata anche [ɟ], mwaqyocclusiva palatale sonora), scritta mwaqc⟨g⟩: assomiglia a /d͡ʒ/, la mwaqk⟨g⟩ italiana di «Genova» o «gennaio», che però non è mwaqopalatalizzata,
• /t͡ɕ/, mwaq0affricata alveolo-palatale sorda (a volte pronunciata anche [c], mwaq8occlusiva palatale sorda). Per la rappresentazione di questo fonema, esistono due varianti scritte:

• negli standard scritti del sursilvano, del sottosilvano e del surmirano, esso viene scritto mwari⟨tg⟩ (uno dei mwarmdigrammi romanci che più dànno nell'occhio);
• nell'engadino superiore e nell'engadino inferiore, invece, si trova per questo fonema il digramma mwaru⟨ch⟩.

Nel romancio grigionese si è giunti così ad un compromesso: all'inizio della parola, per questo suono si trova scritto mwarg⟨ch⟩, all'interno e alla fine della parola si scrive invece mwark⟨tg⟩. Nei toponimi, tuttavia, questo adattamento non viene applicato, per rispetto delle grafie storiche. mwaromwarsmwarwPoiché però da un lato la mwar0fricativa postalveolare sorda ʃ (come pure la mwar8corrispondente sonora /ʒ/) in engadino si trascrive mwase⟨sch⟩ come in tedesco, e d'altro canto spesso si trova anche la combinazione di /s/ e /tɕ/ isolate, il nesso consonantico che risulta in quest'ultimo caso viene trascritto con i grafemi mwasq⟨s-ch⟩ uniti da un trattino, proprio per evidenziare la differenza da quel mwasu⟨sch⟩ che trascrive una fricativa; in base a questa regola, per esempio, toponimi come mwasymwascS-chanf o mwasgmwaskCinuos-chel sono pronunciati e , mentre altri come mwaswPuntraschigna o mwas0Schlarigna sono pronunciati e .

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| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | X | Z | |
| Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole | Minuscole |
| a | b | c | d | e | f | g | h | i | j | l | m | n | o | p | q | r | s | t | u | v | x | z | |
| Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi | Nomi |
| a | be | tse | de | e | ef | ghe | ha | i | jot/i lung | el | em | en | o | pe | ku | er | es | te | u | ve | iks | tset | |

| Ortografia | IPA | Esempi | Note |
|---|---|---|---|
| ⟨ b ⟩ | [b] | Surs. ‘chiesa’, Put. 'pozzo' | |
| ⟨ c ⟩ | [k] | Surs. 'canestro', Put. 'corda' | prima di ⟨ a ⟩ , ⟨ o ⟩ , ⟨ u ⟩ e delle consonanti |
| ⟨ c ⟩ | [ts] | Surs. , Vall. 'celebrare' | prima di ⟨ e ⟩ e di ⟨ i ⟩ |
| ⟨ ch ⟩ | [tɕ] | Put. 'cappuccio', 'zucchero' | In Putèr e Vallader |
| ⟨ ch ⟩ | [k] | Surs. 'zucchero' | In Sursilvan, Sutsilvan, e Surmiran |
| ⟨ d ⟩ | [d] | Surs. 'dentro', Put. 'ruota' | |
| ⟨ f ⟩ | [f] | Surs. 'filo', Put. 'fuoco' | |
| ⟨ g ⟩ | [ɡ] | Surs. 'gattino', Put. 'foresta' | prima di ⟨ a ⟩ , ⟨ o ⟩ , ⟨ u ⟩ e delle consonanti sonore |
| ⟨ g ⟩ | [dʑ] | Surs. 'capanna', Put. 'gioco', 'sangue' | prima di ⟨ e ⟩ , ⟨ ö ⟩ , ⟨ i ⟩ , e ⟨ ü ⟩ ; la ⟨ i ⟩ è muta quando è seguita da un'altra vocale; alla fine di parola in Putèr e Vallader (di solito sorda) |
| ⟨ gh ⟩ | [ɡ] | Surs. 'regalare', Put. 'ghigno' | prima della ⟨ e ⟩ e della ⟨ i ⟩ (non compare da nessun'altra parte) |
| ⟨ gl ⟩ | [ɡl] | Surs. 'Glarona', Vall. 'ghiaccio' | prima di ⟨ a ⟩ , ⟨ e ⟩ , ⟨ o ⟩ , ⟨ u ⟩ , e della ⟨ ö ⟩ |
| ⟨ gl ⟩ | [ʎ] | Surs. 'occhio', ‘cibo’, Put. 'luce' | prima di ⟨ i ⟩ , ⟨ ü ⟩ , a fine parola; la ⟨ i ⟩ è muta quando un'altra vocale segue |
| ⟨ gn ⟩ | [ɲ] | Surs. 'nervo', Put. 'cesto' | |
| ⟨ h ⟩ | (muta) | Surs. 'abitazione', Vall. 'oggi' | Nella maggioranza dei casi; vedere anche ⟨ ch ⟩ , ⟨ gh ⟩ , e ⟨ sch ⟩ |
| ⟨ h ⟩ | [h] | Surs. 'furfanti', Vall. 'hobby' | In alcune interiezioni e prestiti |
| ⟨ h ⟩ | [x] | Put. 'amico' | In antico Putèr |
| ⟨ j ⟩ | [j] | Surs. 'settimana', Put. 'mucca di due anni' | |
| ⟨ k ⟩ | [k] | Vall. 'chilogrammo', Vall. 'pezzetto' | Succede solo nei prestiti a parte in Putèr e Vallader, dove succede anche prima della ⟨ i ⟩ e della ⟨ e ⟩ |
| ⟨ l ⟩ | [l] | Surs. 'luce', Put. 'miele' | |
| ⟨ m ⟩ | [m] | Surs. 'giallo', Put. 'mole' | |
| ⟨ n ⟩ | [n] | Surs. 'pane', Put. 'ponte' | A parte come sotto |
| ⟨ ng ⟩ | [ŋ] | pang 'bread' | solo in Surmirano |
| ⟨ p ⟩ | [p] | Surs. 'fattore', Put. 'mela' | |
| ⟨ qu ⟩ | [ku̯] | Surs. ‘quattro’, Put. 'conto' | |
| ⟨ r ⟩ | [r] or [ʁ] | Put. 'tre', sur. 'tre' | può essere sia alveolare che uvulare, a seconda del dialetto e del parlante |
| ⟨ s ⟩ | [s] | Surs. 'figli', Put. 'qualcosa' | di solito a inizio parola e dopo consonanti; sempre in ⟨ ss ⟩ e sempre a fine parola |
| ⟨ s ⟩ | [z] | Surs. 'casa', Put. 'tavola' | di solito tra vocali; a volte dopo ⟨ l ⟩ , ⟨ n ⟩ , o ⟨ r ⟩ ; a volte a inizio parola |
| ⟨ s ⟩ | [ʃ] | Surs. 'scaffale', Put. 'farfalla' | Prima di consonanti sorde; a inizio parola o prima di ⟨ m ⟩ , ⟨ n ⟩ , o ⟨ r ⟩ |
| ⟨ s ⟩ | [ʒ] | Surs. 'sbaglio', Put. 'cucchiaio' | prima di ostruenti sonore |
| ⟨ sch ⟩ | [ʃ] | Surs. ‘noioso’, Put. 'dimenticare' | In ogni posizione, non distinguibile da [ʒ] allo scritto |
| ⟨ sch ⟩ | [ʒ] | Surs. 'burro', Put. 'lavorare' | In ogni posizione a parte a fine parola, non distinguibile da [ʃ] allo scritto |
| ⟨ s-ch ⟩ | [ʃtɕ] | Put. 'pascolo' | succede solo in Putèr e Vallader, corrisponde a ⟨ stg ⟩ negli altri dialetti |
| ⟨ t ⟩ | [t] | Surs. 'tutto', Put. 'tutto' | |
| ⟨ tg ⟩ | [tɕ] | Surs. 'villaggio' | corrisponde a ⟨ ch ⟩ in Putèr e Vallader |
| ⟨ tsch ⟩ | [tʃ] | Surs. ‘parlare’, Put. 'sciopero' | |
| ⟨ v ⟩ | [v] | Surs. ‘riva’, Put. 'verdura' | |
| ⟨ w ⟩ | [v] | pista da bowling 'pista da bowling' | Solo con parole straniere |
| ⟨ x ⟩ | [ks] | ‘esatto’ | Principalmente con parole straniere e nomi propri |
| ⟨ y ⟩ | | Vall. 'hockey' | Solo con parole straniere |
| ⟨ z ⟩ | [ts] | Surs. 'canzone', Put. 'nascondiglio' | |

| Ortografia | IPA | Esempio | Note |
|---|---|---|---|
| ⟨ a ⟩ | [a] | Surs. 'chiave', Put. 'bagno' | Nelle sillabe accentuate |
| ⟨ a ⟩ | [ɐ] or [ə] | Surs. 'casa', 'canzone', Put. 'canzone', 'giallo' | Nelle sillabe non accentuate |
| ⟨ ai ⟩ | [ai̯] | Surs. 'tosto', Put. 'neve' | |
| ⟨ au ⟩ | [au̯] | Surs. 'oro', Vall. 'contadino' | In gran parte dei dialetti |
| ⟨ au ⟩ | [ɛ] | Put. 'mano' | in Putèr |
| ⟨ e ⟩ | [ɛ] | sur. 'luce', Put. 'finestra' | Nelle sillabe accentuate |
| ⟨ e ⟩ | [e] | sur. 'capanna', Put. 'buongiorno' | Nelle sillabe accentuate |
| ⟨ e ⟩ | [ə] or [ɐ] | sur. 'giallo', Vall. 'libro' | Nelle sillabe non accentuate |
| ⟨ é ⟩ | [e] | Surs. 'pera' | Di solito solo nelle parole dove [e] è in contrasto con [ɛ] viene scritta con un accento |
| ⟨ è ⟩ | [ɛ] | Surs. 'paio' | Di solito solo nelle parole dove [e] è in contrasto con [ɛ] viene scritta con un accento |
| ⟨ ê ⟩ | [e] | Put. 'paio' | Di solito solo nelle parole dove [e] è in contrasto con [ɛ] viene scritta con un accento |
| ⟨ ei ⟩ | [ɛi̯] , [ai̯] , or [ɔi̯] | Surs. 'tavola', Put. 'medico' | L’esatta pronuncia dipende dal dialetto |
| ⟨ eu ⟩ | [ɛu̯] | Surs. 'io', Vall. 'gente' | |
| ⟨ i ⟩ | [i] | Surs. 'tu', Put. 'attizzare' | Vedere sopra per ⟨ gi ⟩ e ⟨ gli ⟩ |
| ⟨ ï ⟩ | [i.] | Put. 'violino' | Segnala che la vocale non forma un dittongo con la vocale seguente |
| ⟨ ia ⟩ | [i̯a] | Surs. 'festa' | |
| ⟨ ie ⟩ | [ie̯] | Surs. 'cielo', Put. 'miele' | |
| ⟨ iu ⟩ | [iu̯] | Surs. ‘aceto’ | |
| ⟨ iau ⟩ | [i̯au̯] | Surs. 'commiato' | |
| ⟨ ieu ⟩ | [i̯ɛu̯] | Surs. 'io' | anche scritto ⟨ jeu ⟩ |
| ⟨ o ⟩ | [ɔ] | sur. 'gamba', Put. 'mela', | |
| ⟨ ou ⟩ | [ɔ] | Put. 'volta' | in Putèr |
| ⟨ ou ⟩ | [o] | Vall. 'ruota' | in Vallader |
| ⟨ ou ⟩ | [ou̯] | nous 'noi' | in Surmiran |
| ⟨ oͤ ⟩ | [ø] | Put. 'cacio' | Solo in Putèr e Vallader |
| ⟨ u ⟩ | [u] | sur. 'lavorare', Put. 'tedesco' | Dipende dalla parola e dal dialetto |
| ⟨ u ⟩ | [o] , [ʊ] | sur. 'libro', Put. 'libro' | Dipende dalla parola e dal dialetto |
| ⟨ ua ⟩ | [u̯a] | Surs. ‘quattro’, Put. 'chiodo' | |
| ⟨ ue ⟩ | [u̯ɛ] | Surs. 'conto' | |
| ⟨ ui ⟩ | [u̯i] | Put. 'conto' | |
| ⟨ uo ⟩ | [uɔ̯] | Surs. 'ragazzo', Put. 'camoscio' | |
| ⟨ uai ⟩ | [u̯ai̯] | quai 'questo', Put. frequaint 'frequente' | |
| ⟨ uei ⟩ | [u̯ɛi̯] | Surs. 'questo' | |
| ⟨ uau ⟩ | [u̯au̯] | Surs. 'foresta' | |
| ⟨ uͤ ⟩ | [y] | Put. 'tu' | Solo in Putèr e Vallader |
| ⟨ uͤe ⟩ | [yɛ̯] | Put. 'offerta' | Solo in Putèr e Vallader |

Grammatica

Morfologia

Il romancio ha, come le altre mwbgolingue romanze, solo due mwbgsgeneri: il maschile e il femminile (i bambini di madrelingua romancia che studiano tedesco a scuola notano subito la differenza dell'articolo tedesco: mwbgwder, mwbg0die, mwbg4das, presente in tre generi).

I sostantivi non sono declinati, ma la categoria grammaticale è espressa attraverso l'ordine delle parole.

Esempio

| Romancio grigionese (standard scritto unificato) | Sursilvano | Sottosilvano | Surmirano | Alto engadinese | Basso engadinese | Italiano |
|---|---|---|---|---|---|---|
| La vulp era puspè ina giada fomentada. Qua ha ella vis sin in pign in corv che tegneva in toc chaschiel en ses pichel. Quai ma gustass, ha ella pensà, ed ha clamà al corv: «Tge bel che ti es! Sche tes chant è uschè bel sco tia parita, lura es ti il pli bel utschè da tuts». | L'uolp era puspei ina gada fomentada. Cheu ha ella viu sin in pegn in tgiaper che teneva in toc caschiel en siu bec. Quei gustass a mi, ha ella tertgiau, e clamau al tgiaper: «Tgei bi che ti eis! Sche tiu cant ei schi bials sco tia pareta, lu eis ti il pli bi utschi da tuts.» | La vualp eara puspe egn'eada fumantada. Qua à ella vieu sen egn pegn egn corv ca taneva egn toc caschiel ainten sieus pecel. Quegl gustass a mei, à ella tartgieu, ed ha clamo agli corv: «Tge beal ca tei es! Scha tieus tgiànt e aschi beal sco tia pareta, alura es tei igl ple beal utschi da tuts». | La golp era puspe eneda famantada. Cò ò ella via sen en pegn en corv tgi tigniva en toc caschiel an sies pecal. Chegl am gustess, ò ella panso, ed ò clamo agl corv: «Tge bel tgi te ist! Schi ties cant è schi bel scu tia parentscha, alloura ist te igl pli bel utschel da tots». | La vuolp d'eira darcho üna vouta famanteda. Cò ho'la vis sün ün pign ün corv chi tgnaiva ün töch chaschöl in sieu pical. Que am gustess, ho'la penso, ed ho clamo al corv: «Che bel cha tü est! Scha tieu chaunt es uschè bel scu tia apparentscha, alura est tü il pü bel utschè da tuots». | La vuolp d'eira darcheu üna jada fomantada. Qua ha'la vis sün ün pin ün corv chi tgnaiva ün toc chaschöl in seis pical. Quai am gustess, ha'la pensà, ed ha clomà al corv: «Che bel cha tü est! Scha teis chant es uschè bel sco tia apparentscha, lura est tü il plü bel utschè da tuots». | La volpe era ancora una volta affamata. Vide un corvo posato su un pino con un pezzo di formaggio nel becco. Come lo gusterei, pensò la volpe, e disse al corvo: «Come sei bello! Se il tuo canto è così bello come il tuo aspetto, allora sei l'uccello più bello di tutti». |

Note

cite-note-11. mwbkymwbkcCensimento federale della popolazione 2009

Bibliografia

• Werner Catrina, mwbliI Retoromanci oggi. Grigioni Dolomiti Friuli, Gianpiero Casagrande Editore, Lugano 1989
• mwblqRätoromanisch (Facts & Figures), Lia Rumantscha, Coira 2004 (dovrebbe essere ottenibile oltre che in tedesco anche francese e inglese, forse pure in italiano)
• Arthur Baur, mwblyAllegra genügt nicht. Rätoromanisch als Herausforderung für die Schweiz, Bündner Monatsblatt/Desertina AG, Coira 1996
• C. Decurtins, mwblgRätoromanische Chrestomathie, su archive.org.
• mwbloGrammatica, teoretica, practica ed istorica della lingua ladina d'Engiadin'Ota, su archive.org.
• Joachim Grzega, mwblwRomania Gallica Cisalpina. Etymologisch-geolinguistische Studien zu den oberitalienisch-rätoromanischen Keltizismen, Tubinga, Max Niemeyer, 2001.
• Gerold Hilty, «La storia del romancio e la mwbl4questione ladina», in mwbl8Actes du XXVmwbmae Congrès international de linguistique et de philologie romanes. Innsbruck 2007, vol. 1, a cura di Maria Iliescu, Heidi Siller-Runggaldier e Paul Danler, Berlino–New York, Walter de Gruyter, 2010, pp.mwbme 3–14.

Voci correlate
Altri progetti

Wikipedia dispone di un'edizione in lingua romancia (rm.wikipedia.org)

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sul romancio

Collegamenti esterni

• (RM) Sito ufficiale, su liarumantscha.ch.
• citerefdss(IT, DE, FR) Lingua romancia, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
• citerefbritannica-com(EN) Romansh language, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefethnologue(EN) Lingua romancia, su Ethnologue: Languages of the World, Ethnologue.
• mwbnk"RhaetoRomanic"%29 Arvhive.org, su archive.org.
• mwbnsBanca dati di traduzione dal romancio all'inglese.
• mwbn0Banca dati di traduzione dal romancio all'italiano, su pledari.ch.
• mwbn8"RhaetoRomanic"%29 Arvhive.org, su archive.org.